Fagiolo Gentile (immagine tratta da: www.arsial.it)

In cima ad un colle che si erge sulla Valle del Fuscello ed il Lago di Piediluco, Labro è stato recentemente fatto rivivere grazie all’intervento dell’architetto Ivan Van de Mossevelde, riportando a nuova vita case e palazzi nobiliari, strade lastricate e viottoli. Una perla di urbanistica medievale giunta fino a noi grazie anche alla caparbietà dei meno di 50 abitanti che non hanno mai abbandonato il centro storico. Nei pendii intorno, su terreno dal substrato calcareo di tipo alluvionale, e dal clima caratterizzato da sensibili escursioni termiche stagionali con discreta umidità, vengono da secoli coltivati i fagioli gentili, selezionati naturalmente nel sito di coltivazione, fino ad acquisire una naturale resistenza alle patologie. Spopolato il centro storico e abbandonate le terre, la coltura del fagiolo gentile è oggi destinata esclusivamente al consumo familiare, anche se l’area potenzialmente utilizzabile sarebbe ben più vasta, coincidendo con tutta la località Valle Avanzana. La semina, a cavalletto, viene effettuata intorno alla metà di maggio (tradizionalmente il giorno 12, in coincidenza con la festa di San Pancrazio, Patrono di Labro) mentre la maturazione e la raccolta avviene a cavallo tra i mesi di settembre e ottobre. Il seme viene essiccato al sole e conservato in luoghi bui, asciutti, freschi ed aerati. La coltura viene condotta senza l’ausilio di fertilizzanti chimici.

Oltre a possedere un gusto delicato e piacevole, il fagiolo gentile di Labro si distingue anche per altre caratteristiche. Dopo la cottura, che avviene in tempi brevi a fuoco lento, rimane integro e alla degustazione non si percepisce la presenza della buccia, che è elastica. La pasta risulta cremosa e vellutata. Si tratta di elementi che lo rendono particolarmente utile alla ristorazione. Dall’aspetto reniforme, si presenta di colore crema chiaro uniforme. Per assaporarlo al meglio, va degustato semplicemente condito con poco olio extravergine d’oliva.