Valtellina. I terrazzi vitati.

L’attento enofilo che, animato da instancabile desiderio, si interroghi, curioso, sulle intime relazioni che dipingono un “terroir”, dovrebbe quanto prima mettersi in viaggio per la Valtellina. Qui, come in pochi altri territori d’Italia la sinergia “uomo – territorio – vitigno” diventa esplicita realtà. Ogni vignaiolo deve necessariamente piegarsi, con sacrificio, alle rigide condizioni della montagna nell’accompagnare la manifattura dei suoi prodotti.

Ripidi terrazzi vitati descrivono l’ambiente che si snoda per tutta la vallata orientata da est a ovest tra altitudini comprese tra i 300 e i 700 mt. contrassegnando tre definite fasce produttive: bassa, media ed alta valle che, per differenti caratteri climatici, danno vita a vini molto diversi tra loro. Se la bassa valle (fino a 450 mt.) genera vini più semplici e la media (tra i 450 ed i 600 mt.) offre un livello qualitativo d’elezione, l’alta valle (sopra i 600 mt.) ha il merito di aver dato origine allo “Sfursat”, nato in seguito alla necessità di produrre vino anche a partire da uve che, a quote così alte, non giungevano a completa maturazione. Ottenuto dal lungo appassimento dei grappoli, storicamente realizzato nei solai domestici, è vino secco e di struttura che racconta di ingegnosità contadina e tradizione rurale. Unitamente allo “Sfursat” è saggia regola ricercare le multiformi espressioni del “Valtellina Superiore” il cui temperamento è fortemente influenzato dalle diverse quote altimetriche e può essere prodotto in specifiche aree di riferimento che comprendono storiche sottozone. Qui trovi, percorrendo la valle da Bianzone ad Ardenno: Valgella, Inferno, Grumello, Sassella e Maroggia, cinque territori d’elezione a cui per tradizione è associato uno stile.

Valtellina Superiore DOCG. Le cinque sottozone

 
Giunto in loco, peculiarità che ti colpisce, se ti confronti con i vignaioli, è la storia della viticoltura della valle. La montagna, in questi luoghi, custodisce vigne di Nebbiolo (qui Chiavennasca) – ma anche di Prugnola, Rossola e Pignola – mai completamente reimpiantate (ma sostituite negli anni per preservarne biodiversità e continuità produttiva). Testimonia inoltre la fatica di uomini che, con determinazione e coraggio, realizzarono terrazzi pensati per ospitare vigne disposte a rittochino. L’intelligente organizzazione dei filari secondo le linee di massima pendenza consentiva di ridurre frane e smottamenti (evitando gravose infiltrazioni di acqua nel sottosuolo) e, insolitamente, tutelava gli eredi nella gestione dei lasciti. Il patrimonio vitato di famiglia veniva infatti suddiviso, alla morte del padre, assegnando ad ogni figlio un identico numero di filari che, a ragione della disposizione a rittochino, custodiva viti e grappoli disposti alle stesse quote altimetriche.

Grappolo di Chiavennasca

Soddisfatti i familiari con giustizia ed equità, tempo e consuetudini costruivano però la grandissima frammentazione che caratterizza un territorio suddiviso in microscopiche parcelle. Malgrado i preziosi brandelli vitati siano da sempre tutelati dall’erosione e dall’azione invasiva del bosco grazie al lavoro di caparbi vignaioli, troppi sono oggi gli appezzamenti soggetti all’abbandono. Le famiglie non sostengono più le fatiche imposte dalla terra ed attualmente il versante retico accoglie oltre 850 ettari di vigna contro i circa 2800 censiti nel 1970.

Il mosaico vitato valtellinese traccia il personale stile di ogni vignaiolo guidandolo nella realizzazione di vini ottenuti. Ove le superfici vitate e i quantitativi lo rendano possibile, si vinificano le uve provenienti da singoli vigneti per esaltare, con bottiglie dedicate, indole e territorialità. Al contrario, nel caso di spiccate frammentazioni, blend di carattere sono originati da microscopici “climat”. Differenti quindi le abitudini in termini di affinamento per realizzare oggettive espressioni vinicole d’eccellenza dove il volume dei legni segue la filosofia produttiva: botte grande ove i quantitativi lo consentano, barrique, sapientemente dosata, quando le quantità diminuiscono drasticamente.

Eccola quindi la Valtellina enoica, testimone di storia e del lavoro dell’uomo, preziosa terra da preservare che genera molteplici ritratti di Chiavennasca. E’ qui che carattere, finezza, classe ed eleganza si fondono ad una verticale mineralità, figlia di terreni sciolti in cui elementi come sabbia e roccia sono i principali protagonisti.

Alcuni suggerimenti:

Prima di partire:
Consulta la mappa di vigne e cantine di Valtellina di Alessandro Masnaghetti (www.enogea.it) e approfondisci il dettaglio delle cinque sottozone del Valtellina Superiore DOCG.

Giunto in Valtellina:
Per comprendere al meglio l’imponente dislivello vitato e le sue fasce altimetriche, recati a Teglio (SO), in Località San Sebastiano e fermarti sul sagrato dell’omonima Chiesa per goderti lo spettacolo della sottozona Valgella che trovi d’innanzi al tuo sguardo.

Percorrendo la valle da est ad ovest, visita:
Fay
Via Pila Caselli, 1 – San Giacomo di Teglio (SO); Tel. 0342786071 – info@vinifay.itwww.vinifay.it

Dirupi
Loc. Madonna di Campagna – Ponte in Valtellina (SO); Tel. 3472909779 – info@dirupi.com – www.dirupi.com

Ar.Pe.Pe
Via Buon Consiglio, 4 – Sondrio (SO); Tel. 0342214120 – info@arpepe.comwww.arpepe.com

Per informazioni su vini e produttori:
Consorzio Tutela Vini di Valtellina
Via Piazzi, 23 – Sondrio (SO); Tel. 0342200871 – info@consorziovinivaltellina.com – www.vinidivaltellina.it

Dove mangiare:
Fai infine una sosta alla Trattoria Locanda Altavilla di Bianzone (SO) e assaggia le specialità valtellinesi sotto l’appassionata supervisione di Anna Bertola (leggi di più..).